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Lo studio dell’Institut Marquès per scoprire se il Covid-19 influisce sulla fertilità maschile ha già ricevuto centinaia di richieste da parte di uomini interessati a partecipare.

Ai volontari viene offerta un’analisi gratuita del seme per scoprire lo stato della loro fertilità, indipendentemente dal fatto che siano stati o meno in contatto con la malattia.

Con lo slogan “Il COVID ci ha rotto le palle”, lo scorso novembre l’Institut Marquès ha lanciato uno studio sull’impatto a lungo termine del Coronavirus sulla funzione riproduttiva maschile. Per fare questo, offre nelle sue cliniche di Barcellona e Roma la possibilità di eseguire un’analisi gratuita del seme a tutti gli uomini di età superiore ai 18 anni che desiderano partecipare a questa iniziativa e, allo stesso tempo, conoscere la qualità del loro sperma. Centinaia di uomini hanno espresso il loro interesse attraverso il sito web dello studio: https://www.lesostanzetossichehannorottolepalle.it/

L’obiettivo è ottenere un campione sufficientemente ampio per determinare se il COVID-19 influisce sulla qualità dello sperma. “Fino ad ora, le informazioni su questo tema si sono basate su piccoli campioni, spesso incontrando informazioni contraddittorie. Per questo motivo, al fine di ottenere un campione sufficientemente ampio per determinare se il COVID-19 influisce sulla qualità dello sperma, il nostro obiettivo è ottenere un’elevata partecipazione, sia da parte di uomini che sono stati in contatto con il virus o che hanno avuto la malattia, sia di coloro che non sono stati infettati​. In questo modo, potremo confrontare i risultati e determinare se il SARS-CoV-2 influisce sulla fertilità maschile”, spiega la Dott.ssa. Marisa López-Teijón, Direttrice dell’Institut Marquès.

Gli interessati devono solo registrarsi tramite internet e compilare un questionario online. L’unica condizione è avere più di 18 anni. La partecipazione è completamente confidenziale e gratuita. Una volta che il campione sarà stato analizzato, uno specialista fornirà ad ogni partecipante un referto completo e lo aiuterà a valutare i risultati.

Le sostanze tossiche, la causa principale della scarsa qualità dello sperma… fino ad oggi

Grazie agli studi condotti finora dall’Institut Marquès, molti uomini hanno scoperto che potrebbero avere problemi per diventare genitori in futuro. “Negli ultimi anni c’è stata una lenta ma progressiva diminuzione del numero e della qualità dello sperma in termini di motilità e morfologia. In 6 coppie su 10 che ricorrono a trattamenti di riproduzione assistita per avere un figlio, il seme presenta alterazioni di grado maggiore o minore. Per questo motivo, all’Institut Marquès abbiamo un servizio di Andrologia specializzato nell’infertilità maschile”, afferma la Dott.ssa López-Teijón. “Un risultato alterato in uno spermiogramma può segnalare anomalie importanti e, in molti casi, prevenire, evitare o curare disfunzioni che causano infertilità e che normalmente passano inosservate”, avverte la Direttrice dell’Institut Marquès, premiata nel 2019 come miglior Medico dell’Anno in Riproduzione Assistita in Spagna e una delle 10 donne più influenti nel settore della salute e della medicina.

Falsi miti sulla fertilità maschile

L’Institut Marquès è stato un pioniere nel dimostrare alla comunità scientifica che le cause classicamente attribuite al peggioramento della qualità dello sperma (stress, pantaloni stretti, alcol, ecc.) sono un mito. Come confermato dai suoi studi condotti in Spagna, le sostanze chimiche tossiche sono l’origine del problema. Con il nuovo studio lanciato questo ottobre, verrà anche determinato l’impatto del COVID-19 sulla funzione riproduttiva maschile.

Oltre ai fattori genetici e alla storia medica, la fertilità maschile dipende da fattori ambientali spesso sconosciuti alla popolazione. Questi fattori ambientali sono sostanze chimiche comunemente utilizzate nell’industria, nell’agricoltura e in casa, che possono interferire con lo sviluppo dei testicoli e hanno dimostrato di compromettere la capacità riproduttiva.

Il primo contatto con queste sostanze chimiche tossiche, gli interferenti endocrini, avviene all’inizio della vita, poiché raggiungono l’embrione dal sangue materno, attraverso la placenta. Il tipo e la quantità di tossine trasmesse dipenderanno dai livelli che la madre ha accumulato durante la gravidanza.